Una
chiesa probabilmente risalente al trecento venne più volte restaurata ed
ampliata fino al settecento, epoca che vide la costruzione della nuova chiesa,
modificata nel 1858 su disegno del Segusini. Si tratta di un edificio a pianta
interna ottagonale ed a pianta esterna esagonale irregolare.
La facciata presenta un pronao composto da quattro colonne su capitello ionico
sovrastato da un timpano triangolare. I lati dell’edificio è caratterizzato
da lunette che fungono da finestre. Il portico, le colonne e cornici creano
effetti di luce che dilatano l’espansione
dell’insieme. La cupola, elemento caratterizzante tipica di una visione
“Palladiana” tipicamente neoclassica. L’interno presenta una volta con
spicchiatura ottagonale della cupola, gli
spicchi disegnano sette lunette
affrescate con immagini di Santi e
Profeti. La volta appoggia su quattro pilastri che sostengono arcate a tutto
sesto che caratterizza la struttura ai lati del coro rettangolare. Gli elementi
portanti in muratura sono decorati a riquadri marmorizzati, in particolare modo
nelle lesene e nei pilastri allo scopo di conferire all’insieme un senso di
eleganza e di pregio. Come la
chiesa di Dosoledo, opera dello stesso architetto, il fabbricato
appariva come un segno di rottura rispetto
all’architettura tradizionale e alle caratteristiche
rurali del paese. Il radicale rinnovamento urbanistico dovuto al piano di
rifabbrico del 1890 ha creato un maggior equilibrio tra l’abitato e la sua
chiesa.
Vi sono conservate in particolare i dipinti la “Crocefissione” che riporta
lo stemma della famiglia Fabbris e la “Madonna tra angeli e quattro Santi”
riportante lo stemma ed il ritratto del donatore Cristoforo Fabbris.